Nota storica |
Nel 1118, terminata la Prima Crociata, 9 cavalieri capeggiati da Hugues de Payns decisero di abbandonare ogni ricchezza e offrire le loro spade alla protezione dei pellegrini che si recavano in Terrasanta. Il Patriarca di Gerusalemme Baldovino II ammirando le scelte di questi nobili che il popolo chiamava i "Poveri Cavalieri di Cristo" donò loro una vecchia dimora che si trovava nel luogo dove era sorto il Tempio di Salomone. Da questa vicinanza nacque il titolo di "Ordine del Tempio" e i suoi cavalieri da allora furono chiamati "Templari". Con il trascorrere degli anni e per l'intervento di San Bernardo che compose il "De Laude Novae Militiae" esaltando le virtù di questi cavalieri, l'Ordine crebbe e acquisì numerosi privilegi fra i quali, dopo il riconoscimento ufficiale della Chiesa di Roma nel Concilio di Troyes, quello di autonomia da ogni autorità civile e religiosa e la dipendenza diretta dal Pontefice. I loro possedimenti furono esenti da qualsiasi tassa e innumerevoli furono le donazioni destinate al "Tempio". Parteciparono a crociate e battaglie distinguendosi per abilità, coraggio e sprezzo delle superiorità numeriche degli avversari. Furono temuti e stimati dagli avversari con i quali, nei periodi di pace, ebbero numerose frequentazioni avvicinando la loro mistica cristiana alle conoscenze e tradizioni dell'Islam. Forse fu proprio questo incontro fra l'Oriente islamico e l'Occidente cristiano che fece maturare l’utopia di un amalgama per giungere a una Fratellanza Universale che venne definita il "Grande Sogno dei Templari". Il giudizio comune degli storici sostiene che a causa di questi contatti, giudicati pericolosi per la cristianità, ma anche per le enormi ricchezze accumulate, i Templari si attirarono l'odio del re di Francia Filippo IV detto "il Bello" che, oltre ad aver ricevuto il rifiuto all'ingresso di suo figlio nell'Ordine, era anche fortemente indebitato nei riguardi del "Tempio". Nel 1307 egli convinse il suo amico Papa Clemente V a mettere sotto inchiesta l'Ordine accusandolo di eresia. Persecuzioni, lunghe detenzioni e le torture dell'Inquisizione con l'uccisione di molti cavalieri, fiaccarono le forze dell'Ordine abituato ad affrontare i nemici in combattimento ma incapace di reagire alle meschine ragioni di stato ed ai tradimenti. |
|
Secondo la storia Filippo il Bello convinse il suo amico Papa Clemente V a mettere sotto inchiesta l'Ordine facendolo accusare di eresia, di adorazione di un idolo demoniaco: il Baphomet, di atti omosessuali e di aver rinnegato Cristo sputando sulla croce. Filippo IV e il suo fido Nogaret (costui, ancorché scomunicato in precedenza per lo "schiaffo di Anagni, venne ugualmente accettato quale principale accusatore e coordinatore della "Santa" Inquisizione) furono veramente i boia dell'Ordine o rappresentarono solamente un "braccio" armato della Chiesa, la quale dovendo eliminare un Ordine, divenuto non più controllabile e quindi pericoloso per i segreti che possedeva, preferì ricorrere a terzi per ottenere questo risultato? A sostegno di questa tremenda ipotesi vi è anche l'esistenza della Bolla "Dignum Esse Conspicimus" emessa nel 1265 da Papa Clemente IV con la quale si proibiva a chiunque (pena la scomunica) di porre sotto processo un templare... come poteva la Chiesa ignorare e contravvenire alle proprie regole… molto più semplice consentire che tale operazione fosse condotta da altri già scomunicati.
Con gli atti del 1312 Papa Clemente V scioglie l'Ordine del Tempio, ma bisogna rilevare che se tale decisione sottrae il riconoscimento della Chiesa all'Istituzione, non può decretare la sua fine formale e storica. Così come si era formato molti anni prima di ricevere una identità da parte della Chiesa, esso poteva proseguire, anche dopo la revoca del riconoscimento, in una sua esistenza sovrana.
Vi sono ideali e valori presenti nelle regole, nelle tradizioni e nella storia della Cavalleria Templare che hanno ancora oggi una grande attualità. La fratellanza universale che significa convivenza pacifica; la dignità cavalleresca che comporta la difesa e assistenza del più debole; la lealtà che è il collante fondamentale della solidarietà rappresentano alcuni di questi valori che inducono alcuni uomini e donne del terzo millennio ad associarsi all’ombra di un vessillo comune e in questo loro “stare insieme per fare insieme” possono considerare i Templari come i propri antenati spirituali.
Concludiamo con i pensieri di due studiosi italiani e con una preghiera di Francesco Maria Arouet (Voltaire). Michele Raffi, conclude così il suo libro "Apologia dei Cavalieri Templari": Voltaire, il celebre filosofo, forse pensava ai Cavalieri del Tempio quando, rivolgendosi a Dio in una sua famosa invocazione, scriveva: “... che tutte le piccole sfumature che distinguono questi piccoli atomi chiamati uomini non siano segnali di odio e di persecuzione; che coloro che accendono ceri a mezzogiorno per celebrarTi sopportino coloro che si accontentano della luce del Tuo sole; che coloro che coprono la veste loro di una tela bianca per dire che bisogna amarTi non detestino coloro che dicono la stessa cosa portando un mantello di lana nera...” Pagina curata dalla Sorella Elena G.
Chiunque, studente, saggista o giornalista, desiderasse riprendere in parte o in tutto il testo della nota storica per pubblicarlo potrà farlo chiedendoci l’autorizzazione e impegnandosi a citare la fonte. |